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domenica 1 gennaio 2017

EPISODIO 20: CAPODANNO TRASH - Immortadell

Dopo il lungo silenzio dovuto alla censura della casta, ai poteri occulti, ai signori della guerra e ai re che spadroneggiavano su una terra in tumulto, finalmente ho il tempo (giornata di recupero post sbronza) e il modo (il pc di mia madre) per aggiornare il blog. E come tutti i ritorni, anche questo deve essere in grande stile: La puntata è dedicata al capodanno, a questa giornata carica di bellissima energia, di spumante, zamponi&lenticchie e liste di buoni propositi. Capodanno trash è il titolo del brano, gli autori sono gli Immortadell. Invece di parlarvi di loro facendo un copia-incolla delle notizie trovate sul web, vi rimando direttamente alla loro pagina facebook e vi invito a scoprirli aggiungendo semplicemente che poche volte ascoltando una band ho avuto la sensazione che divulgare i loro brani fosse una missione, e questo è esattamente uno di quei casi. Ovviamente non vorrei fare paragoni azzardati ed eccessivamente lusinghieri, ma alcune delle loro canzoni (segnalo Spermatozombie) potrebbero trovare un dignitoso posticino in una playlist a base di Squallor, Atroci e Prophilax.
 
 
 
In questo caso ho deciso che non farò una traduzione letterale del brano, ma mi limiterò a impostare una sorta di parafrasi perché non vorrei mai banalizzare la forza espressiva ed espressionistica di questo capolavoro del trashmetal. Ora sedetevi, respirate e premete play.
 
 
CAPODANNO TRASH
 
mamm e quand è tog
staser ijm au cenon
tutti nzim all'amic
facim a ricotta sopr a e uaglion
c'assettam au tavulin e c magnmm u zampon
u zampon chi lenticchij,
sgurruttjam vevenn a peron
e po tutt au cess a vumcà u capiton
 
Che meraviglia: stasera andremo al cenone, apprezzeremo la compagnia degli amici e soprattutto delle amiche. Siederemo a tavola gustando i cibi della tradizione e bevande locali. E mostreremo in maniera inconfondibile di aver gradito gli uni e le altre.
 
mamm che capodann
finch' arriv u spumant
c'ambriac'm a caten
nun capim chiù nu cazz
zumbam sop i tavul
cu pingon'n man
 
La festa inizia a decollare e iniziamo a lasciarci andare all'allegria e a toccare con mano la nostra soddisfazione personale.
 
mendr l'at vann a ballà
sputam aind ai piatt
d chi c stac sop u cazz
è arruata a mezzanott
un,duji e tre rintocc
augurij a te e a mammt
a padt, a sort, a ziant,
a quanda chitestramurt ca tin!
 
Mentre gli altri ballano, noi risolviamo alterchi in maniera matura ed equilibrata. Allo scoccare della mezzanotte ci prodighiamo nei consueti auguri "a te e in famiglia", senza dimenticare nessuno. Proprio nessuno.
Mamm che trash d capodann
u ciann è bell madonn!
 
Perbacco: quante emozioni in questo capodanno sopra le righe! Ricordiamoci sempre di apprezzare le cose belle della vita che sono il vero motore del mondo.


lunedì 8 agosto 2016

EPISODIO 18 - E CHI SE NE FREGA - Marco Masini

Alla fine dell'episodio speciale sulle cover italiane imbarazzanti di brani internazionali, ho constatato che tutti hanno sentito la mancanza di un brano in particolare. Il brano in questione io l'avevo menzionato in una sorta di Antinferno della classifica vera e propria e questo perché avevo dato per scontato che nessuno di voi avrebbe voluto nuovamente imbattersi in questo pezzo....e invece no: tutti a dirmi che in fondo un posticino se lo meritava, che non ho voluto dedicargli una posizione perché avevo paura della sfiga ecc ecc. Beh, ricordatevi che io ho cercato di avvertirvi e di evitarvi questa agonia, ma che -d'altra parte- non mi sono mai arresa di fronte a nulla. Detto ciò, se segnalare canzoni brutte è un compito abbastanza facile io ho aperto questo blog per lanciarmi in una sfida assai più ardua: tentare di analizzarle e comprenderle, è uno sporco lavoro e non è assolutamente detto che qualcuno debba farlo, ma CHI SE NE FREGA.


E chi se ne frega è una cover dell'arcinoto brano dei Metallica: Nothing else matters: tanto amato da almeno tre generazioni di chitarristi alle prime anni per via di quell'intro che poteva essere suonato prima ancora di imparare gli accordi. Questo brano viene incluso in uno dei dischi meno fortunati di Marco Masini: Uscita di sicurezza, pubblicato nel 2001 e, sebbene abbia rovinato la vita a Masini, è opera nientepopo'dimenoche di Giancarlo Bigazzi. Molti miei coetanei potrebbero non provare particolari emozioni al leggere cotanto nome e questo perché, purtroppo, noi italiani non abbiamo memoria storica e non tributiamo abbastanza onori a chi li merita. A Bigazzi dobbiamo una grandissima fetta della musica italiana: non solo ha fatto parte degli Squallor, gruppo che - spero- non ha bisogno di presentazioni e commenti, ma ha anche collaborato alla stesura di testi cardine della storia della canzone nel nostro Paese. Citiamo en passant titoli immortali quali: Luglio, Lisa dagli occhi blu, Rose Rosse, Ti amo,  Montagne Verdi, Erba di casa mia, Gloria, Non amarmi, Gli uomini non cambiano...insomma se vi viene in mente una canzone italiana di un certo successo, molto probabilmente c'è lo zampino di Bigazzi. Beh questo era solo per dire che nel mondo delle canzoni brutte bisogna sempre stare sul chi va là, perché non ci si può fidare proprio di nessuno. Ma bando alle ciance. Eccola:


Lo so che il tempo lo sa
che siamo nascosti qua
in fuga dalla realtà
ma chi se ne frega.

La strofa è tenuta insieme dalla rima tronca in a e dall'uguaglianza sillabica dei primi tre versi. Il senso è ancora chiaro: l'autore è in compagnia di qualcun altro e i due cercano un rifugio, un'evasione della realtà. Sono, però, consapevoli che prima o poi il tempo (il mondo reale che obbedisce alle leggi della logica e del fluire del tempo) impedirà la loro fuga.

L'iguana dei passi tuoi
il tuo inguine di viva orchidea
dove annegano gli occhi miei
e il tempo si ambigua.

Venendo meno la rima (è molto debole perché richiamata in modo alternato solo dalle vocali finali), la strofa ha bisogno di un suono allitterante per tenersi insieme e l'autore opta per la G gutturale, obbligandosi ad utilizzare termini come iguana/inguine/annegano/ambigua. Ma questi termini sono lì a caso? Solo per discutibili ragioni stilistiche? A primo impatto sembrerebbe di si. Tuttavia potremmo fare uno sforzo interpretativo e leggere queste frasi riallacciandole alle descrizioni che nell'alta poesia si fanno della donna amata: non è inusuale che la tradizione poetica accosti alle figure femminili immagini animalesche (un esempio su tutti: A mia moglie, Saba) o vegetali (basti citare La pioggia nel pineto, D'Annunzio). Questo perché la donna rappresenta per molti poeti un simbolo della natura,  sia nel suo aspetto materno e rassicurante, sia in quello erotico e selvaggio. Ciò non toglie che quel tempo che si ambigua (lo stesso tempo che nella strofa precedente lo sapeva) continua a lasciarmi perplessa, ma forse è una speranza: se riuscissimo ad ingannare il tempo, potremmo restare fuori dal mondo.

 Io da qui non mi muovo più
abbracciato a una croce, tu
mentre il sole riallaga il blu
e chi se ne frega

Questa strofa (rima baciata in u accentata) confermerebbe l'interpretazione di quella precedente, ribadendo il concetto: le donna amata potrebbe rappresentare per il poeta l'unica strada percorribile per restare in questo limbo di irrealtà nonostante il sopraggiungere dell'alba (il sole riallaga il blu).

Voglio quello che vuoi tu
voglio il tempo che non ho
e l'avrò

Il tempo è l'elemento ricorrente del brano: prima rappresenta il problema da cui scappare, l'ostacolo da superare...per poi accorgersi che se ne ha bisogno ma che ci vuole più coraggio a cambiare la realtà che a sfuggirla.
il tempo ai cani e la polizia
spara ansia e dietrologia
fà che insegua la nostra scia
e chi se ne frega

L'immagine del tempo che rincorre assume maggiore concretezza: ora è rappresentato come una squadra di polizia con tanto di segugi, pronti a chiedersi il perché del loro sconsiderato gesto di fuga, ma senza capirlo veramente (ansia e dietrologia). Ma i due non sembrano preoccuparsene troppo.

Io da qui non mi muovo più
neanche se te ne andassi tu
su quest'erba che guarda in su
e sembra che prega.
Voglio quello che vuoi tu
voglio quello che vorrai
voglio vivere di più
voglio il tempo che non ho 
e l'avrò

Ora...io ci metto tutta la buona volontà: ci provo a prendere un testo che parla di iguane, orchidee e cani poliziotto e a renderlo credibile come testo poetico, ci provo a dare un senso alle simbologie oniriche, a contestualizzare i deliri da LSD di un paroliere che segue i metodi di lavoro di uno sceneggiatore de I Griffin, io ce la metto davvero tutta. Poi arriva un prega al posto di un preghi e vedi con lampante chiarezza l'assoluta vanità di tutti i tuoi sforzi. Forse è tutto un equivoco: forse quello da cui il poeta sta scappando me di cui ha bisogno non è un tempo, ma un modo: il CONGIUNTIVO!




lunedì 24 agosto 2015

EPISODIO 15: MEGLIO TARDA CHE MAI -Goliardico

E' vero: non aggiorno spessissimo questo blog e so che questo renderà particolarmente difficile il raggiungimento del mio obiettivo di vita ossia guadagnarmi il pane ascoltando musica e recensendo le canzoni brutte che mi capitano tra gli auricolari. Ogni tanto, però, sento il bisogno psicofisico di condividere con voi trashisti alcune cose, ed allora eccomi: meglio tarda che mai! No, non è un errore di battitura, nè un'ammissione anagrafica della sottoscritta e neanche una storpiatura inconsapevole del noto e saggio adagio...è il titolo del pezzo a cui dedico questo 15esimo episodio, brano segnalatomi direttamente dal geniale autore Francesco Venturini, in arte Goliardico di cui vi consiglio il sito invitandovi ad approfondire testi quali "S'alsa" e "Siamo tutti maiali" veri e propri manifesti poetici della nostra epoca.




Intanto ascoltiamo "Meglio tarda che mai":



E ora analisi del testo:
Un bel giorno la voglio trovare
quella che mi fa battere il cuore
ma per ora va bene lo stesso
anche quella da una botta e via, di sesso
con gli amici la sera a ballare
in missione: si va a rimorchiare
mai una volta tornassero i piani
risultato: sempre soli come cani



Si parte con una riflessione sociologico-esistenziale: il mondo moderno ha abbandonato i valori di una volta e noi siamo sempre più inquinati dalla filosofia dell'usa&getta, del cotto&mangiato, della botta&via et simila e questo vale sia nello sfrenato consumismo delle merci che, purtroppo, nei sentimenti. Non ce la sentiamo più di investire emotivamente nelle nostre relazioni ed ecco che infarciamo la rubrica di numeri di trombamiche, mettiamo "mipiace" strategici sulle foto di ragazze seminude su facebook, andiamo a limonare selvaggiamente con una sconosciuta in discoteca. Purtroppo però non sempre i nostri progetti di una serata piccante vanno a buon fine ed in quel caso o ci si ferma a guardare una stella come faceva Dalla in Disperato Erotico Stomp oppure, meno poeticamente, ci si mette davanti al pc.


Meglio tarda che mai
meglio tarda che mai
gallina vecchia fa buon brodo
da troppo tempo non batto chiodo
meglio tarda che mai
meglio tarda che mai
se è un po' cadente va bè, pazienza,
compensa bene con l'esperienza


Ma il nostro geniale autore ci propone una valida alternativa. D'altronde lo diceva anche Ligabue che "chi s'accontenta gode...così così", ma bisogna essere disposti ad andare oltre i canoni di bellezza proposti dai media e magari anche dalla legge. In molti casi basta infatti ricordarsi che l'avvenenza è relativa e che se non risultiamo particolarmente attraenti per le nostre coetanee, la situazione potrebbe capovolgersi se le nostre avances si rivolgono a donne più adulte. Questa verità assoluta è incasellata in un settenario (meglio tarda che mai, appunto) contornato da perle di saggezza popolare :"gallina vecchia fa buon brodo" e "compensa bene con l'esperienza" . Aggiungerei a titolo di riflessione che, per restare in tema di massime,  si dice "moglie e buoi dei paesi tuoi" ma nessuno ha mai aggiunto "degli anni tuoi".

Tu ribatti: ma come, ma è un cesso
io non scenderò mai così in basso
fossi in te mi vergognerei tanto
vai con quella e te ne fai perfino un vanto
guarda amico, sarà pure vero
ma neanche ce l'avessero d'oro
se la tirano giovani e belle
e così che resteranno poi zitelle


Certo il rischio è che probabilmente vi ritroverete a che fare con piccoli inestetismi correlati all'età (qualche ruga, dentiere, vene varicose ecc) ma d'altra parte non è certo colpa vostra e neanche loro. Anche gli Squallor, nel pieno della loro riflessione sulla caducità della vita, cantavano "Ma 'o tiempo se ne va, dimane nun s' sa s'a mazza m' s'arrizza si nun t' car 'a zizza nun s' sa" (traduzione libera: il tempo fugge e il domani è incerto: non possiamo sperare che la mia virilità duri ancora a lungo e che il tuo seno continui a sfidare la gravità). Il nostro Goliardico ribadisce il concetto che bisogna godere delle proprie pulsioni finché la primavera della nostra vita ce lo consente anche a costo di soprassedere sul fatto che quando erano giovani loro c'erano ancora le mezze stagioni e i treni arrivavano in orario.


Mi sono messo il più bel vestito
stasera sento è la volta buona
tirato a lucido profumato
maschio latino che non perdona
puoi anche darmi dell'allupato
se vuoi fai pure, chi se ne frega
vedremo dopo chi è lo sfigato
chi di noi due si farà una...



Questa strofa carica dell'eccitazione dei preparativi per una serata intensa fa pensare alla tenerezza con cui Max Pezzali sistemava i suoi ambre-magique nella macchina che avrebbe ospitato Sabrina Salerno anche se nel caso di Goliardico è più probabile che si tratti di donne coetanee della Berti o della Laurito (donne incantevoli, tra l'altro). Comunque, come sottolinea il nostro amico, erede del Giannini di Sesso Matto, criticare non serve...soprattutto se si disprezzano queste bellezze d'annata per poi passare la notte tentando la fortuna su chatroulette.