domenica 8 maggio 2016

EPISODIO 17: ENZA - Gianni Ciardo

L'episodio che vi propongo oggi voglio dedicarlo a Sabrina: un'amica speciale che negli anni mi ha insegnato tantissime cose e alla quale devo l'incontro con questa canzone.Si tratta di un pezzo che è qui soltanto perché nel mondo della musica convenzionale non ha avuto il giusto spazio: secondo me è uno dei brani più belli della musica italiana contemporanea. Siamo nel 1993 e se Rai Uno trasmetteva La Piovra, la pugliese Telenorba proponeva Il Polpo: divertente satira di una fiction con i controcavoli (mica pizza, fichi o Il Segreto). Una delle sigle finali de Il Polpo era Enza.




L'autore è Gianni Ciardo, artista poliedrico (attore, cabarettista, musicista) che ha contribuito a dare lustro a quella magnifica regione che è la Puglia e che nella sit-com interpretava l'affascinante personaggio del Commissario Ciambotto. "Enza" può essere inserita nella tradizione del "planctus", ossia quel tipo di componimento poetico ispirato dal dolore per la perdita di una persona particolarmente importante. Armatevi di fazzoletti e ascoltatela:

E ora cerchiamo di analizzarla:

Ricordo quella sera quando che morì mia moglie
che mi lasciò da solo come la sposa di Ceglie
ero io col brigadiere Saragot e il mio dolore
lei si fece bianca bianca come un frabbicatore
il dottore disse "presto, questo è un caso disperato"
ma poi aggiunse "è proprio morta e se lo prende in faccia al naso"
perché era morta, era morta Enza.

Il lavoro dell'esegeta è un lavoro veramente duro. Se i poeti invocano il sostegno delle Muse, io non posso far altro che affidarmi alla mia curiosità e alla vasta cultura dei miei lettori che spero interverranno nei commenti.  In questo caso, infatti, ci troviamo di fronte ad un testo che rivendica con orgoglio la sua origine pugliese: il quando che è un regionalismo che riesce, fin dall'inizio, a catapultarci nella semplice e devastante quotidianità del dolore. Anche il tema dell'abbandono viene reso con un'immagine particolarmente folklorica: si menziona, infatti, la "zita di Ceglie", sfortunata sposa di Ceglie del Campo abbandonata sull'altare in epoca fascista da un militare barese. (Gli appassionati di letteratura troveranno imbarazzanti connessioni tra La donna del tenente francese di John Fawles e la zita del militare barese, ma questa è un'altra storia). Se il riferimento al brigadiere Saragot è facilmente spiegabile (si tratta di un personaggio della sit-com), più difficile è, per una calabrisella come me, interpretare quel "frabbicatore": fonti abbastanza autorevoli (un video di adolescenti su youtube) mi suggeriscono che nel barese un frabbicatore sia un muratore o un imbianchino (Cosa che spiegherebbe la similitudine con il pallore dalla defunta), ma attendo indicazioni dagli amici frabbicatori. Questa descrizione ansiogena culmina con l'infausta notizia: siamo informati (o meglio, prendiamo in faccia al naso) della tragica morte di Enza.


Enza, che fine hai fatto?
Enza, perché sei morta?
Enza, sei fredda fredda,
Enza, su dammi adenza, Enza
Vincenza, per fare prima Enza.

L'anafora sul nome Enza contribuisce a creare l'atmosfera di angoscia che ci coglie quando ci rendiamo conto di quanto sia effimero il nostro passaggio sulla Terra. La morte ha privato Enza del suo calore vitale, le impedisce di dare "adenza", dunque di partecipare alle vicende di chi è ancora in vita. Risulta particolarmente struggente il coretto (Vincenza, per fare prima Enza) che ci dà ulteriori informazioni sulla defunta: il suo nome per esteso era Vincenza: il soprannome serviva a risparmiare tempo..ma nessuno poteva immaginare che il tempo non le sarebbe comunque bastato. 

Poi tutti quei parenti giunti per i funerali
svaligiarono le casse che c'avevo di Peroni
"se l'è chiamata Cristo" disse triste quel tuo zio
che se tocca un'altra birra adesso a lui lo chiamo io
il prete chiese a Dio di ospitarti nei suoi cieli
visto che quando eri in vita non ti volevano neanche i cani a te. Enza.

La struttura è quella di una serie di versi liberi collegati da una rima baciata, spesso imperfetta. Quasi a voler sottolineare il nostro umano tentativo di inserire la vita in degli schemi che continuano a sfuggirci.
L'atmosfera di lutto è esasperata attraverso il ricordo dei funerali, episodio devastante per i parenti della povera Enza che sono costretti a rifugiarsi nell'alcool. Il dolore lancinante, però, non annebbia l'acume del Commissario Ciambotto che, da buon tutore della legge, riesce ad accorgersi dell'eccessivo consumo di Peroni da parte di uno zio contrito ma non per questo astemio. Chiude la strofa un riferimento toccante alla misericordia di Dio che accoglie tutti, ma proprio tutti. 



Arrivasti al cimitero dove le vite son segnate
quella sala mortuaria ammnav vambate di cime di rape
il becchino diede al volo quattro colpi con la pala
ti mettemmo sotto terra perché eri una cozzala
ma poi tua madre, quell'ebrea,disse "mo vengo, un attimino"
e andò a fregare i fiori da quel morto tuo vicino
e rimasi con te solo, cercai un verso con la rima
io sto molto meglio mo, di com'è che stavo prima. Enza, Enza.



Il cimitero: luogo del dolore, amato da Foscolo e Pascoli, reso sacro dai cipressi e dalla memorabile scena di Frankenstein Junior assume qui una connotazione familiare, quotidiana: la sala mortuaria restituisce l'odore delle cime di rapa, così tipico nelle cucine pugliesi. Per Ciardo la morte è un evento tragico e quotidiano, che non trasfigura la realtà di una moglie tamarra (cozzala), né di una suocera tirchia e cinica. La morte, per l'angosciato vedovo, non è solo un dolore atroce, ma anche un profondo senso di vuoto che, tutto sommato, si può anche riempire.

lunedì 4 gennaio 2016

EPISODIO 16: GESU' CRI' - Nino D'Angelo

A Natale siamo tutti più buoni - Ricordatevene mentre leggete questo episodio, ndr - dunque la puntata che ho scelto per voi si sposa perfettamente con la calda atmosfera famigliare a base di pandoro e tombolate che si respira in questi giorni nelle case, ma è anche in linea (beata lei, ndr) con quegli ideali di Speranza e Umanità che accompagnano il Santo Natale e i buoni propositi per l'anno appena arrivato. Quando ho aperto questo blog mi ero ripromessa di non inserire brani in napoletano perché, mi sono detta, aprire le frontiere delle canzoni brutte ai Neo-melodici mi ricorda un po' la scena di Tre uomini e una gamba in cui Giovanni vince a braccio di ferro (scena epica, checché se ne dica), ma quando ho ascoltato Il Fragolone di Marco Marfè non potevo tirarmi indietro (Episodio 6) e anche stavolta non posso oppormi al destino.



Leggende metropolitane narrano che il caschetto d'oro fosse molto giovane quando decise di tradurre in lingua partenopea una canzone dei Beatles che amava tantissimo. (Che poi è anche una delle canzoni preferite da Amanda Knox....per la serie:coincidenze inquietanti!). Il testo non è presente in rete quindi mi affiderò al mio pessimo orecchio per la trascrizione e all'aiuto del buon Raffaele Avallone per la traduzione. Dunque fate scorta di fazzoletti e buon cuore e ascoltatela: 



Sta furnenn' u monn'  Sta finendo il mondo
e nisciunu po' fà nent' e nessuno può far niente
dacce tu na mano dacci tu una mano
Gesù Crì Gesù Cristo

Per quanto riguarda la prima frase mi sembra che la lingua napoletana (Patrimonio dell'Unesco, mica cotiche!) renda sinteticamente ma benissimo l'idea dei times of troubles della versione originale. A turbarmi semmai è la nota di rassegnazione (e nisciunu po' fà niente) che non ricordo nei Beatles ma che, a ben pensarci,si adatta benissimo al modus operandi di noi italiani. Quindi la accogliamo volentieri
Parraci d'a strat' Parlaci della strada
addu' a vita nunn'è chesta ccà dove la vita non è questa qua
Dacce n'atra luce Dacci un'altra luce
Gesù Crì Gesù Cristo
L'immagine della strada come metafora di un mondo malato e senza Dio è un patrimonio a cui hanno attinto scrittori e musicisti: dal mirabolante viaggio di Kerouac al Bob Dylan di Desolation Row, ma anche a molte canzoni di De Andrè ( Via del Campo, La Città vecchia). In barba a tutti quelli che hanno da sempre demonizzato (oltre al danno la beffa) questa cover, Nino d'Angelo ha avuto il merito di aggiungere questa sfaccettatura poetica a cui neanche Lennon aveva pensato.
Gesù Crì Gesù Crì       Gesù Cristo, Gesù Cristo
Gesù Crì Gesù Crì       Gesù Cristo, Gesù Cristo
Torna n'atra vota              Torna un'altra volta
Gesù Crì                     Gesù Cristo

Anche quello del ritorno è un topos fertile nella storia tradizione culturale: dal ritorno di Ulisse ad Itaca a quello di Edmond Dantes a Montecristo (Monte-Cristo: altra coincidenza sospetta!). Il ritorno spesso simboleggia un bisogno di Giustizia, una promessa di miglioramento. Purtroppo non sempre le promesse vengono mantenute (Il Marco della Pausini, ad esempio, non è mai tornato), ma il nostro Nino ci ricorda che dobbiamo continuare a sperare.

Dacc' n'ato sole          Dacci un altro sole
dint'o jorn' ca sta ppè venì         dentro il giorno che sta per venire
stappac' o spummant'            Stappaci lo spumante
Gesù Crì              Gesù Cristo



Qui abbiamo un'annosa questione da risolvere. Io mi rifiuto di credere che il nostro chieda davvero a Gesù di stappare una bottiglia. Cioè...ok che Cristo ha qualche precedente con il vino, ma quella del tappo di spumante che fa il botto non mi sembra un'immagine particolarmente biblica. Eppure gli affidabilissimi padiglioni auricolari dell'Avallone suggeriscono questa interpretazione. A voi tutti (partenopei o meno) chiederei di scrivere nei commenti qual è la vostra interpretazione...quindi ascoltate attentamente!

Salva sti criaturi           Salva questi bambini
a sti mamme         da queste mamme

stendime na mano        Stendimi una mano
e lassali accussì             e lasciali così

Gesù Crì                          Gesù Cristo
Anche in questa strofa c'è qualcosa di strano: perché Gesù dovrebbe salvare i bambini dalle mamme? Sarà una critica alle donne comuniste? sarà un vaticinio sulla Franzoni? Sarà la speranza di un bambino che voleva emanciparsi dai genitori? (ricordiamo che Nino era molto giovane ai tempi della traduzione...o almeno così si è giustificato negli anni per questa sua creazione). Forse queste domande resteranno senza risposta. O forse no...noi quel ritorno lo aspettiamo ancora!



lunedì 24 agosto 2015

EPISODIO 15: MEGLIO TARDA CHE MAI -Goliardico

E' vero: non aggiorno spessissimo questo blog e so che questo renderà particolarmente difficile il raggiungimento del mio obiettivo di vita ossia guadagnarmi il pane ascoltando musica e recensendo le canzoni brutte che mi capitano tra gli auricolari. Ogni tanto, però, sento il bisogno psicofisico di condividere con voi trashisti alcune cose, ed allora eccomi: meglio tarda che mai! No, non è un errore di battitura, nè un'ammissione anagrafica della sottoscritta e neanche una storpiatura inconsapevole del noto e saggio adagio...è il titolo del pezzo a cui dedico questo 15esimo episodio, brano segnalatomi direttamente dal geniale autore Francesco Venturini, in arte Goliardico di cui vi consiglio il sito invitandovi ad approfondire testi quali "S'alsa" e "Siamo tutti maiali" veri e propri manifesti poetici della nostra epoca.




Intanto ascoltiamo "Meglio tarda che mai":



E ora analisi del testo:
Un bel giorno la voglio trovare
quella che mi fa battere il cuore
ma per ora va bene lo stesso
anche quella da una botta e via, di sesso
con gli amici la sera a ballare
in missione: si va a rimorchiare
mai una volta tornassero i piani
risultato: sempre soli come cani



Si parte con una riflessione sociologico-esistenziale: il mondo moderno ha abbandonato i valori di una volta e noi siamo sempre più inquinati dalla filosofia dell'usa&getta, del cotto&mangiato, della botta&via et simila e questo vale sia nello sfrenato consumismo delle merci che, purtroppo, nei sentimenti. Non ce la sentiamo più di investire emotivamente nelle nostre relazioni ed ecco che infarciamo la rubrica di numeri di trombamiche, mettiamo "mipiace" strategici sulle foto di ragazze seminude su facebook, andiamo a limonare selvaggiamente con una sconosciuta in discoteca. Purtroppo però non sempre i nostri progetti di una serata piccante vanno a buon fine ed in quel caso o ci si ferma a guardare una stella come faceva Dalla in Disperato Erotico Stomp oppure, meno poeticamente, ci si mette davanti al pc.


Meglio tarda che mai
meglio tarda che mai
gallina vecchia fa buon brodo
da troppo tempo non batto chiodo
meglio tarda che mai
meglio tarda che mai
se è un po' cadente va bè, pazienza,
compensa bene con l'esperienza


Ma il nostro geniale autore ci propone una valida alternativa. D'altronde lo diceva anche Ligabue che "chi s'accontenta gode...così così", ma bisogna essere disposti ad andare oltre i canoni di bellezza proposti dai media e magari anche dalla legge. In molti casi basta infatti ricordarsi che l'avvenenza è relativa e che se non risultiamo particolarmente attraenti per le nostre coetanee, la situazione potrebbe capovolgersi se le nostre avances si rivolgono a donne più adulte. Questa verità assoluta è incasellata in un settenario (meglio tarda che mai, appunto) contornato da perle di saggezza popolare :"gallina vecchia fa buon brodo" e "compensa bene con l'esperienza" . Aggiungerei a titolo di riflessione che, per restare in tema di massime,  si dice "moglie e buoi dei paesi tuoi" ma nessuno ha mai aggiunto "degli anni tuoi".

Tu ribatti: ma come, ma è un cesso
io non scenderò mai così in basso
fossi in te mi vergognerei tanto
vai con quella e te ne fai perfino un vanto
guarda amico, sarà pure vero
ma neanche ce l'avessero d'oro
se la tirano giovani e belle
e così che resteranno poi zitelle


Certo il rischio è che probabilmente vi ritroverete a che fare con piccoli inestetismi correlati all'età (qualche ruga, dentiere, vene varicose ecc) ma d'altra parte non è certo colpa vostra e neanche loro. Anche gli Squallor, nel pieno della loro riflessione sulla caducità della vita, cantavano "Ma 'o tiempo se ne va, dimane nun s' sa s'a mazza m' s'arrizza si nun t' car 'a zizza nun s' sa" (traduzione libera: il tempo fugge e il domani è incerto: non possiamo sperare che la mia virilità duri ancora a lungo e che il tuo seno continui a sfidare la gravità). Il nostro Goliardico ribadisce il concetto che bisogna godere delle proprie pulsioni finché la primavera della nostra vita ce lo consente anche a costo di soprassedere sul fatto che quando erano giovani loro c'erano ancora le mezze stagioni e i treni arrivavano in orario.


Mi sono messo il più bel vestito
stasera sento è la volta buona
tirato a lucido profumato
maschio latino che non perdona
puoi anche darmi dell'allupato
se vuoi fai pure, chi se ne frega
vedremo dopo chi è lo sfigato
chi di noi due si farà una...



Questa strofa carica dell'eccitazione dei preparativi per una serata intensa fa pensare alla tenerezza con cui Max Pezzali sistemava i suoi ambre-magique nella macchina che avrebbe ospitato Sabrina Salerno anche se nel caso di Goliardico è più probabile che si tratti di donne coetanee della Berti o della Laurito (donne incantevoli, tra l'altro). Comunque, come sottolinea il nostro amico, erede del Giannini di Sesso Matto, criticare non serve...soprattutto se si disprezzano queste bellezze d'annata per poi passare la notte tentando la fortuna su chatroulette.

domenica 10 maggio 2015

Episodio 14: TU CON LA MIA AMICA - Maria Grazia Impero

Sanremo è Sanremo, c'è poco da fare. Io lo guardo ogni anno e ogni anno seguo anche tutte le critiche e i pettegolezzi ad esso connesso, un po' perché credo che sia uno spaccato interessante del nostro Paese e un po' perché a febbraio non si ha molto altro da fare. Quello che ho notato in questi anni è che l'unica costante nelle edizioni degli ultimi 15 anni è la seguente critica: "EH MA NON DATE ABBASTANZA SPAZIO AI GIOVANI"...bene, è giunto il momento di difendere a spada tratta i vari direttori artistici della kermesse e lo faccio con un esempio folgorante.


 Edizione 1993, un pimpante Pippo Baudo dava molto spazio ai giovani, e sul palco dell'Ariston appariva lei, Maria Grazia Impero: animo rock, vestiti alla Jhon Wayne e movimenti alla Bruce Lee che balla il boogie-woogie, che gareggia con un testo scritto da Enrico Riccardi (autore - per Loredana Berté - di frasi del calibro di "non so il tuo nome ma è lo stesso/ti chiamo S.E.S.S.O" nel1974). Pensate che questo brano parve troppo anche alla sfrontata Loredana ma il suo autore non si arrese al rifiuto e aspettò pazientemente per vent'anni sognando un riscatto per la sua creatura. Beccatevela:


Se siete riusciti a guardare il video e a non avere crisi epilettiche o danni permanenti al sistema nervoso, mettetevi alla prova e leggete anche il testo:

Salto sul ciclomotore 
Per dirti non sei più il mio amore 
Calci sopra la porta 
Per dirti che io no, non sono morta 
Voglio sentirti guaire come un cane 
Che ha fame, che ha fame 

Si sa, donne e motori sono da sempre un'accoppiata pericolosa. Soprattutto se la donna in questione ha un movimento d'anca da far invidia ad Elvis e la grazia di Chuck Norris. Si sa anche che le relazioni spesso sono complicate e ci sono momenti in cui a portare avanti un litigio non bastano le parole, ma ci vogliono i calci sopra le porte. Di donne violente è piena la canzone italiana: dalla Pavone che dava una simpatica martellata in testa alla ragazza di J-Ax che c'ho fatto la lotta, ho una costola rotta, ma lei è qualcosa in più: lei è sadismo allo stato puro. Voglio sentirti guaire come un cane farebbe venire i brividi a Darth Vader.

Sento una morsa bestiale 
Io devo dirti sei un animale 
Tu non puoi chiudermi in gabbia 
Urlarti devo tutta la mia rabbia 
Guardami in faccia non sono una madonna 
Sono donna, hey sono donna 

La rabbia della donna assume connotazioni zoomorfe (il cane della strofa precedente, ma anche bestiale, animale, gabbia, rabbia) tutte in posizione rimica. L'autore dunque, insiste su questo paragone, quasi a volerci dire che il tradire la fiducia del partner in una relazione porta ad una disumanizzazione del fedifrago il che rappresenta un passo ulteriore rispetto alle posizioni di Jo Chiarello in Che brutto affare (Episodio 1) che si limitava a relegare il fidanzato birichino da super-man a man.

Tu con la mia amica 
La migliore amica mia, no, no 
Tu con la mia amica 
La migliore amica mia, no, no 
Lasciala stare 
Non la toccare e vieni qui, hey vieni qui
L'efferata rabbia della nostra Maria Grazia si spiega dal momento che il tradimento è duplice: come enunciato dal titolo sul traditore pesa l'aggravante "migliore amica di lei" il che rende automatica la solidarietà femminile con la povera ragazza, improvvisamente riusciamo a perdonarle l'ugola alla Ligabue degli esordi e capiamo persino il frenetico balletto che richiama alla menta le indimenticabili scene di Kill Bill Vs gli 88 folli o i peggiori video di zumba del nostro millennio.

Hula hula hoop, hula hula hoop 
Guardami 
Hula hula ho op, hula hula ho op 
Sentimi 
Hula hula ho op, hula hula ho op 
Pentiti 
Hula hula ho op, hula hula ho op 
Chiamami 

Ok, la musica italiana e internazionale ci ha da sempre propinato motivetti senza alcun senso, basti pensare al "trottolino amoroso du du da da da" di Minghi/Mietta, o ai damdadiamda di Irene Grandi o dei vari uakadì uakadù o wacciu wari wari...ma qui si esagera. Cioè... va bene il trash, va bene tutto...ma qui mi avvalgo del diritto di non commentare.

Io non so darmi più pace 
Le mani come artigli di un rapace 
Voglio graffiarti nei fianchi 
Bastardo come ce ne sono tanti 
Non mi chiamare angelo bruno 
Io non fumo, lo sai non fumo 

Questa strofa dovrebbe entrare nelle Antologie per le scuole: ha in sè assolutamente tutto e anche qualcosa in più: abbiamo l'attingere al lessico animale che abbiamo già spiegato (rapace); abbiamo la violenza fisica (graffiarti nei fianchi) e psicologica (la rima imperfetta fianchi/tanti); abbiamo la sottile critica all'universo maschile (bastardo come ce ne sono tanti), abbiamo l'intromissione nella vita di coppia con tanto di soprannomi dolci (angelo bruno) ma soprattutto abbiamo anche un interessantissimo dettaglio inerente alla condizione dell'apparato respiratorio della Impero. 
In conclusione mi sembra di ricavare da quest'ennesima esternazione della sofferenza umana, che le paturnie amorose possono essere davvero atroci. Purtroppo non ci resta che rassegnarci al fatto "che non si muore per amore è una gran bella verità" ma il problema nasce quando i superstiti si danno all'hula hula ho op!!!

domenica 30 novembre 2014

Episodio 13 : SUPERGESU' - Sabaoth Kids

Ragazzi miei, lasciatevelo dire, la musica brutta è davvero in ogni dove. Lei ti conosce meglio di chiunque altro, sfrutta le tue debolezze, si annida nei tuoi timpani ed è sempre pronta a rimbalzarti nella testa come una pallina da ping pong. C'è gente che crede di poterLe sfuggire: compra solo cd di Bob Dylan o Cat Stevens o Frank Sinatra, si sintonizza solo su Virgin Radio, nei negozi di articoli musicali evita tutti i reparti che non siano CLASSICA o JAZZ, disdegna i talent show canori, ha disinnescato gli ordigni nostalgici di Radio Italia Solo Musica Italiana o di tutti quei "The best of" seguiti da una decade a caso di cui sono pieni gli autogrill, evita persino di guardare le serie tv italiane perché di punto in bianco potrebbe spuntare una canzone romantica di Baglioni o Masini. Ragazzi miei...ci sono passata anch'io, ho cercato di seguire il protocollo di sicurezza...e non è servito a niente. Lei è ovunque, sa dove trovarti e sa come non lasciarti più. A volte si serve di mezzucci meschini: ritmo martellante, tematiche importanti, messaggi edificanti, vocine di adorabili bimbetti... tutto questo e molto di più lo troveremo nella canzone che vi propongo oggi.


Si tratta di "Super Gesù", un brano scritto nel 2013 da Franco Muggeo e Andrea Mercurio, in arte Sabaoth Kids e che vuole aiutare la generazione dei più piccoli ad approcciare alla gioiosa presenza di Gesù nelle loro vite. Non dico altro. Ascoltiamola:


Franco Muggeo e Andrea Mercurio
Franco Muggeo e Andrea Mercurio

Non capisco perché
Se ho bisogno di una mano
Non c'è mai Superman
E Batman è troppo lontano
Non mi sente, che strazio
Il robot del mio disegno
Se ne sta nel suo spazio
Coi Gormiti ha un altro impegno

E' un mondo difficile diceva Tonino Carotone, ed aveva ragione: non si sa più a che santo votarsi o a che supereroe. Superman è scomparso...forse qualcuno lo ha fatto fuori come successe al suo collega Spiderman qualche anno fa, sarà stata colpa della mala, della pubblicità, delle industrie di caffè...chissà. Batman è sempre lontano...ed in effetti non c'è neanche uno straccio di volo rayanair che colleghi Gotham city con qualche capitale europea, per non parlare di Robot e Gormiti che tra social network e rimpatriate varie a cui presenziare non hanno un attimo di tempo per risolvere i problemi dell'Umanità.

Perché questi finti eroi
Stanno solo nella TV
Ma il più grande è in mezzo a noi
Prega e arriva Super Gesù

Ecco svelato il trucco, cari bambini: questi personaggi in abiti colorati e attillati non sono dei veri eroi, sono solo dei finti idoli inventati dai fumettisti e dagli sceneggiatori per poter far sì che le vostre mamme impazziscano quando chiedete piangendo di mangiare solo con il cyber-cucchiaio di  Tizio o di bere solo nel mega-biberon di Caio o quando iniziate a fare delle scenate isteriche perché il vostro compagno ha lo zainetto ultra-spaziale di Sempronio mentre a voi è stato rifilato un banalissimo zainetto senza neanche un puntatore laser. Non fidatevi del becero consumismo: l'unico vero eroe è Super Gesù, quindi ora potrete ricominciare i vostri capricci su basi più serie: potreste, ad esempio, piangere a squarciagola finché vostra madre non vi darà il permesso di dormire insieme ad un asino e ad un bue.

Super Gesù pensaci Tu
Tu che puoi tutto in un secondo
Super Gesù pensaci Tu
A salvare questo mondo
Non ha più scampo il nemico
Con Gesù il mio grande amico
Ha già distrutto il cattivo
È imbattibile, è vivo

Bambini, dimenticate tutte quelle questioni del amare i propri nemici e del porgere l'altra guancia, ormai è acqua passata: ora ci pensa Super Gesù ai nemici e ai cattivi.  Se i vostri nemici sono astemi il vostro eroe trasformerà le loro bottiglie di minerale in decanter di Montepulciano, può resuscitare gli zombie, può farvi moltiplicare i panini col tonno quando a ricreazione avete ancora fame e può fare ancora molto, molto altro.

Non capisco come mai
Ce li ho sempre qui tra i piedi
Ma quando sono in mezzo ai guai
I Power Rangers non li vedi
E se cerco le fate
Quelle Winx hanno potere
Ma son sempre occupate
Con il trucco o il parrucchiere

Ragazzi chi l'avrebbe mai detto. Cos'hanno in comune i Power Rangers, le biro e le forcine per capelli? Il fatto di scomparire sempre nel momento del bisogno. Tsk...e pensare che me li ricordavo abbastanza appariscenti e sgargianti! Per non parlare delle Winx: non ci sono più le fate di una volta, quelle con i capelli turchini e con le zollette di zucchero a portata di mano per convincerti a mandar giù la medicina. Ormai anche loro sono schiave degli stereotipi offerti dei media e passano le giornate a farsi belle. Ed è già tanto se non le ritroviamo in qualche puntata di Uomini e Donne.


Gesù aiutami (preghiera potente)
Gesù mi salverà (fede spaziale)
Quello è troppo cattivo (abbraccio d'amore)
Mi sento un po' in colpa (perdono totale)

Questa strofa è un piccolo gioiello del trash. E' così bella che ogni mia spiegazione sarebbe inutile e persino fuori luogo. Fossi in voi mi limiterei a ridere copiosamente ascoltando l'elenco dei super poteri pronunciato da una voce minacciosa. Io mi ritiro ad espiare le mie colpe....anche se confido nel PERDONO TOTALE!


lunedì 17 novembre 2014

Episodio 12: BOCCIOFILI - Dargen d'Amico, Fedez, Mistico

Ammettiamolo: nel mondo del trash c'è una linea di pensiero che distingue il trash autentico, quello involontario, da quello costruito. Il confine tra questi due mondi è molto sottile e spesso è complicato decidere a quale categoria possa appertenere un pezzo. Se però pensiamo a gente come Drudi o Immanuel Casto o Sabrina Musiani è chiaro che siamo di fronte a qualcuno che VUOLE fare trash mentre se pensiamo alla Tatangelo, alla Lecciso o a Jo Squillo intuiamo che la loro intenzione originaria era fare Pop o Punk e si sono ritrovate, loro malgrado, a diventare icone trash. Questa noiosa premessa serviva a giustificare la mia scelta di oggi. E' chiaro che siamo di fronte ad un brano che è un piccolo gioiello di quel trash fortemente ricercato, voluto e degnamente ottenuto.


Stiamo parlando di un brano del rapper Mistico dal didascalico titolo Esci le bocce, e in seguito riarrangiato e reinterpretato dalla triade Dargen d'Amico, Fedez e lo stesso Mistico. Secondo me un capolavoro esemplare di trash-music degli anni 2000: ritornello martellante, video in cui tutti inspiegabilmente ballano languendo e tette&culi ovunque (anche se qui si propende per le tette). Ascoltiamola:

BOCCIOFILI

Fai come l'ortolano
Fai come l'ortolano
Fai come l'ortolano
Fai come l'ortolano…ano..ano..


L'intro del brano sembra suggerirci una di quelle perle di saggezza ataviche che inneggiano alla semplicità della vita o alla bellezza dei mestieri di una volta...e invece già l'eco di ortolano ci fa intuire immediatamente che dovremmo cambiare chiave di lettura.

Quando ti vedo vado 
fuori di testa e sbrago
prima ti bacio e
poi ti spiego il perché
oh mamma masciarona oh mamma ma madonna
oh mamma ma tocco con mano come Maradona
tu sei una fuori classe
nel ballo sulle casse
fai l'onda con la schiena,
catalizzi la scena
la luna ci abbandona
e il sole ci incorona
il mattino ti dona
mostra quanto sei buona

Partiamo dall'affascinante evoluzione dall' uomo che non deve chidere mai all' uomo che prima ti bacia e poi ti spiega il perché che a mio parere rappresenta uno degli esempi più riusciti di "lirismo macho" degli ultimi tempi, passiamo poi a cogliere le citazioni musicali come quella di My Sharona dei The Knack e della regina del Pop e soffermiamoci infine sul verbo più poetico di tutta la strofa, l'incoronarci del sole...immagine senza dubbio evocativa e affascinante ma che forse, in un contesto di donne seminude, feste strane con tanto di oli, portafogli e cashi potrebbe anche ricondurre al cognome di un noto fotografo, signore assoluto dei rotocalchi di tutti i colori della cronaca. Ma questo è -per quanto affascinante- solo uno spunto per ulteriori analisi.

Mettimi questi meloni in mano
fai come l'ortolano
che non ne posso più di andare piano
esci quelle bocce che le voglio
cospargere con l'olio
ho voglia di svuotarmi il portafoglio

A differenza del fragolone di Marco Marfé qui direi che la metafora ortofrutticola risulta di facile comprensione. Quello che potrebbe turbarmi è la confusione circa la transitività o intransitività del verbo uscire ma qui non basterebbero chili e chili di crusca per arginare il problema - in più non dimentichiamoci che si tratta di rap e inserire anacoluti nelle canzoni rap fa sempre il suo effetto naturalistico/fico/parlacomemagni. Altra questione irrisolta è il rapporto tra l'olio e il portafoglio. Cioè, quello che mi turba non è la falsa-rima, intendiamoci, ma il fatto che la ragazza in questione sia sedotta con il denaro. Un po' come in quei filmini porno in cui il tipo incontra alla fermata del bus una ragazza avvenente, le mostra delle banconote che lei prende e si spoglia. (Attenzione: il porno nella stargrande maggioranza rappresenta ciò che gli uomini vorrebbero, non quello che avverrebbe sul serio in quel contesto... quindi, queste cose evitatele...dai, su...siamo seri).

Entro nel locale e loro sono lì con te
mi guardano con gli occhi
di chi vuole un tête-à-tête
mi chiedo se c'è un corso di danza per décolleté
perché le tue tette ballano
molto meglio di te
rime per metà serie e per metaforiche
tra meloni di plastiche e verdure macrobiotiche
guarda che capisco le esigenze fisiologiche
non giri mezza nuda
hai le tette claustrofobiche
beviti un cocktail che tutto passa
non sono come gli altri sono sensibilissimo
ti vedi brutta ti vedi grassa?
non ti preoccupare ci vedi benissimo

In realtà questa è la mia strofa preferita per tante ragioni: 1) l'uso dei francesismi (tête-à-tête, décolleté), che in una canzone un po' sconcia hanno una loro importanza 2) Il passaggio dal denaro all'alcool come mezzo di conquista (che mi sembra moralmente più elevato) 3) L'accenno ad una serie di problematiche più profonde: L'uso smodato e snaturalizzante della chirurgia plastica (meloni di plastiche), l'insicurezza di fondo di chi mostra il proprio corpo in cerca di conferme e di approvazione (non giri mezza nuda hai le tette claustrofobiche), il cliché della ragazza che cerca l'uomo sensibile (sensibilissimo) in un contesto in cui la parola sensibilità può esistere al massimo su una confezione di profilattici extra-sottili ma, soprattutto, dulcis in fundo, 4) la battutaccia politically incorrect che fa ridere persino me che frasi simili le ho stoicamente incassate più volte.

Sia quando parli sia quando balli
hai la folla intorno
come in combattimenti dei galli
e se mi fissi a lungo
tiro dentro la pancia
e se mi chiedi il peso,
mento, falso in bilancia
ciao sono entrato in lista
perché conosco il barista
ma se me ne versa un altro
mostro la mia dieta in pista
di sobrio ho solo il vestito,
non saprei centrare un buco
andiamo a letto con l'aiuto delle mappe di Google

Questa è a mio parere la strofa più ermetica di tutto il brano. Una serie di immagini poetiche si concatenano senza apparente senso logico: galli su un ring, nutrizionisti in crisi, crisi economiche e incapacità geografiche e amatorie. Ma un dubbio su tutti mi attanaglia la mente: come si mostra la propria dieta in pista? Si accettano esegesi al riguardo.


E se davvero non ti piaccio
berremo fino al punto che
ti sembrerò Gabriel Garko
e tu mi sembrerai Belen
e se i meloni non li esci
e la patana men che mai
ridammi subito i mie cashi
ci pagherò il canone rai

In tutte le canzoni, che siano testi di cantautori engagé o di aspiranti trashisti, arriva il momento clue: il messaggio morale. Quasi sempre questo compito è affidato ad una parte della canzone - chiamata ponte o bridge o pre-ritornello - che si discosta un attimo dalla struttura della canzone e ne racchiude l'essenza. In questo caso è chiaro che siamo di fronte ad una dissertazione sulla perdita dell'individualità dell'essere umano in un mondo di divinità cinematografiche e televisive: i fantasmi di Garko e Belen si annidano nel nostro animo a ricordarci la nostra inadeguatezza nei confronti del mondo e la società contemporanea ha deciso di reagire a questi stimoli in due modi (se si eccettuano le gare di like facebookiane): uno è ovviamente l'alcool (berremo fino al punto che) e l'altro è l'onnipresente Dio Denaro (cashi). Ma, ragazzi, questa triste storia ha un lieto fine. Se pensiamo, infatti, che nessuno paga il canone Rai, ne deduciamo tranquillamente che di patane se ne escono parecchie.

mercoledì 15 ottobre 2014

Episodio 11: SKIZZO SKIZZO - Jo Squillo

Parlando di musica una delle domande ricorrenti è : " E tu che genere ascolti?". Spesso la risposta a questa domanda sarà determinante ai fini delle vostre relazioni perché il mondo della musica è un continuo guardarsi in cagnesco: c'è il rockettaro che snobba il rapper; c'è il metallaro che disdegna il grunge; ci sono tutti gli altri che maltollerano i neomelodici; c'è l'hipster che disdegna tutto il cucuzzaro e così via...e invece ragazzi...il mondo della brutta musica è un fantastico esempio di democrazia: tutti i generi possono vantare una canzone brutta. Persino il punk, genere fico per eccellenza, ci regala delle emozioni da brivido (e da convulsioni).


L'artista di cui parleremo oggi è un'icona del trash, la donna che oltre alle gambe ha un universo immenso e più....Jo Squillo. Forse non tutti sanno che la nostra diva ha esordito negli anni '80 tondi tondi con una band dal nome catartico, le Kandeggina Gang e che dopo appena un anno decide di spiccare il volo da sola...e lo fa con questo pezzo:

 
SKIZZO SKIZZO

Squillo squillo
Sono io

Skizzo skizzo
Squilla squilla
Sono io
Squilla squilla

 Tanto per cominciare mi sembra interessante notare l'uso della K che a quanto pare dava un tocco trandy già agli albori degli anni '80 e che in questo brano è funzionale a creare(insieme al suono Q) un'allitterazione dura, quasi metallica, aggressiva e violenta fin dal principio del brano che vuole essere una drastica rottura con il modo di fare musica degli anni precedenti. Anche il montaggio del videoclip è frenetico e volutamente poco fluido al fine di destabilizzare il fruitore ancora poco abituato ad Mtv. Curiosa l'autocitazione dell'autrice che ci ricorda il suo brillante nome d'arte (come se potessimo dimenticarcelo).

Sempre in giro per la città
Un pò di qui un pò di la
A stare in mezzo a questa sfilata
 mi sento un po' imbarazzata

 Mentre si lancia in un balletto che neanche i ballerini di tip tap o le testimonial delle Lelly Kelly, la nostra artista chiarisce il significato del suo brano: vuole raccontare la dinamicità e l'effervescenza della sua epoca... Sorprende un po' l'utilizzo dell'aggettivo imbarazzata perché se avesse sul serio provato un po' di imbarazzo credo che avremmo perso gran parte della sua eccellente produzione discografica. L'uso improprio della preposizione a, però, ci riporta alla dimensione trasgressiva del testo. (la Squillo se ne infischia dell'uso delle preposizioni semplici...fuck yeah!)

Mi guardan tutti come se fossi una matta
Ci tengo proprio ad esser diversa
Non sono capace di stare normale
Non voglio infilare un vestito nuziale

 A questo punto potremmo chiederci dove vuole andare a parare questa volontà di rottura degli schemi, questa frenetica energia punk-rock, questo anelito di libertà...ebbene, a quanto pare la Squillo si ribella al matrimonio (che detta così ha una sua coerenza interna) , rifiuta le istituzioni e la banalità dell'omologazione , vuole spostare il confine tra normalità e follia. 

Squillo squillo
Sono io
Squillo squillo
I am free
Squillo squillo
I am me
Squillo squillo


La canzone apparentemente si conclude come è iniziata ma in realtà notiamo la volontà di aprire la musica italiana all'internazionalizzazione. Parole anglofone fanno capolino tra uno squillo e l'altro. Il ritmo resta martellante e adorabilmente beat-punk. Il brano è finito ma i gridolini isterici della cantante resteranno ancora per un po' a farvi compagnia...